La Valle D' Aosta non è solo una regione di fanatici sciatori, scalatori e, purtroppo, madri assassine e dalla memoria corta, ma anche una terra di straordinaria bellezza e fascino, incastonata tra vette perse fra le nuvole. Chi ci vive, o anche solo chi ci ha trascorso una vacanza, lo sa bene, ma, anche in questa calma apparente, ove valli verdi e dolci si alternano a ghiacciai immutabili, è stata turbata da qualcosa di torbido, misterioso. Una storia che somiglia a molte altre del passato, basti pensare al '
Gobbo di Notre Dame' o a '
La bella e la bestia', ma che conserva una testimonianza, che la riporta nel presente e nel reale: un monumento il cui solo nome fa venire i brividi, la
Torre del Lebbroso.
Ma veniamo ai fatti di questa tetra, triste e macabra storia, degna di un Tim Burton decadente e di cattivo umore. Nell' XI secolo, un' antica torre di epoca romana divenne possedimento della ricca e potente famiglia dei
De Friour, che la detennero nei secoli successivi, utilizzandola prima per difesa poi come simbolo del potere della famiglia. Intorno al XVIII secolo, acquistata dalla città stessa, la torre perse la sua funzione difensiva, per divenire una specie di prigione, o meglio, una via di mezzo fra un carcere e un ospedale per tutti i reietti della città, non solo criminali, assassini, ladri quindi, ma anche tutte quelle persone malviste dalla comunità, come malati e disabili, streghe e fattucchiere, iettatori e mendicanti. Insomma tutto ciò che i benpensanti borghesi di Aosta non volevano avre fra i piedi veniva inesorabilmente rinchiuso al suo interno, al di là dell' innocenza o della colpevolezza, della salute o della malattia, senza assistenza nè cure. A riprova di quanto scrivo, le cronache cittadine documentano come le autorità di aosta, incuranti dei rischi, rinchiudessero al suo interno anche i malati di lebbra e colera, malattie tremendamente contagiose e deformanti. In questo tetro panorama si dipana, per assurdo, una storia d' amore, ma di un amore impossibile, fra un uomo ricco e potente caduto in disgrazia e una fanciulla bella oltre ogni immaginazione, la più bella dell' intera città di Aosta, a quanto narrano le cronache del tempo. Lui era
Pietro Bernardi Guasco, ultimo esponente di una ricca famiglia nobile che nei secoli aveva man mano perduto i suoi possedimenti, mentre di lei purtroppo non ci è stato tramandato il nome, ma solo il mito della sua bellezza. Pietro, davvero sfortunato, dopo aver perduto tutto, contrasse la lebbra, come a sancire definitivamente il declino della sua casata e, nonostante i nobili trascorsi, venne rinchiuso a passare i restanti anni della sua triste vita nella famigerata Torre. Un giorno, la nostra leggiadra dama spinta dalla curiosità (e si sa che la curiosità è femmina), si affacciò all' uscio socchiuso della torre proibita e vi scorse quest' uomo affascinante (ma che la lebbra renda affascinanti mi rimane difficile crederlo...), ma devastato dalla malattia, ma che però continuava la sua vita nella fierezza e nella nobiltà d' animo. Da questo incontro nacque incredibilmente l' amore, che durò fino al termine dei giorni del povero Pietro, deceduto a 52 anni. Ogni giorno la fanciulla passava davanti alla prigione, prima scambiando sguardi e poi, vincendo la paura del contagio, portando doni e beni per rendere le pene del Guasco più sopportabili. La conoscenza dei due si strinse sempre più e quest' amore, apparentemente impossibile, divenne realtà, anche se solo a distanza, filtrato dalle sbarre del lazzaretto, superando ostacoli invalicabili.
Dai momenti di intimità attraverso le sbarre, alle dolci e morbide parole, questo amore aveva tutto ciò che si sogna, tranne una cosa: un futuro. Pietro Bernardo peggiorava progressivamente rendendo sempre più rari gli incontri con la sua donzella. La sofferenza di questa era senza fine, inconsolabile pregava affinchè Dio concedesse la salute al suo amato, ma ciò non avvenne. Quell' uomo forte e fiero si era trasformato in un' ombra, un' ombra che chiedeva ormai solo la pace della morte.
Quello che rimase fu solo la forza di un amore, che supera le barriere del pregiudizio e del tempo. Di questo amore, decadente e impossibile, venne a conoscenza lo scrittore della Savoia Xavier de Mastre, che la narrò nel suo racconto '
Le lepreux de la citè d' Aoste' rendendolo così immortale. La torre è ancora lì, meno pericolosa di un tempo, quasi dimenticata in uno scenario industriale. Se vi capitasse di passare da quelle parti, non dimenticate quanto vi è successo e sappiate che il pozzo della tristezza è sovente senza fine.


Follow Us On Gaea
CITAZIONE
The Emperor of Hentai (aka Me :B): ) sta seriamente pensando di 'rimettersi in gioco.'
Cercasi quindi forum gdr fantasy a tema hentai, possibilmente non ambientato nel presente dove poter condividere oltre 1000 tra dojinshi e CG (senza contare le altre ancora sui vari siti =P ).
Disponibile anche nell' apportare modifiche, sviluppi, evoluzioni, ecc... Non è mia intenzione amministrare niente.
In mancanza di offerte, vedrò forse di crearmi qualcosa dove 'hostare' giga di materiale.
My Characters Archive
on


CITAZIONE
Io ho sempre amato Sampei, con una canna del cazzo pescava dei pesci grossi come il cazzo di Trentalance.